giovedì, 10 dicembre 2009

 

Si può essere tristi solo per il gusto di esserlo e felici senza una vera ragione?


postato da: AlessandraPress alle ore 11:15 | link | commenti (1)
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domenica, 22 novembre 2009


Le cose che abbiamo amato non si dimenticano, non si dimenticano mai se le abbiamo amate davvero. Che siano persone, luoghi, canzoni, profumi o l’emozione di una pagina bianca… Non importa. Alcune cose semplicemente trovano casa dentro di noi per sempre. Anche se non ce ne rendiamo conto, anche se paiono sopite, anche se sembrano lontane anni luce dalla nostra realtà del momento. Ma spesso basta un niente per sentirle di nuovo vive e farci rapire dalle emozioni.
 
Non riesco ad andare oltre ora. Tirare le redini dei miei pensieri imbizzarriti in questo momento è troppo difficile. Meglio lasciarli liberi di correre e aspettare che si stanchino, che si plachino da soli.
Non è giusto pretendere troppo da sé stessi tutto insieme. Per questo esistono la comprensione e la dolcezza. Impegnarsi un po’ ogni giorno a costruire un ponte è più importante che prendere la rincorsa e cercare di saltare il baratro tutto d’un fiato.
E io il mio ponte lo vorrei. Ancora.
 




In quel momento apparve la volpe.
"Buon giorno", disse la volpe.
"Buon giorno", rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
"Sono qui", disse la voce, "sotto al melo... "
"Chi sei?" domandò il piccolo principe, "sei molto carino... "
"Sono una volpe", disse la volpe.
"Vieni a giocare con me", le propose il piccolo principe, “sono così triste... "
"Non posso giocare con te", disse la volpe, "non sono addomesticata".
"Ah! scusa", fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
"Che cosa vuol dire "addomesticare"?"
"Non sei di queste parti, tu", disse la volpe, "che cosa cerchi?"
"Cerco gli uomini", disse il piccolo principe.
"Che cosa vuol dire "addomesticare"?"
"Gli uomini" disse la volpe, "hanno dei fucili e cacciano. È molto noioso! Allevano anche delle galline. È il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?"
"No", disse il piccolo principe. "Cerco degli amici. Che cosa vuol dire "addomesticare?"
"È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami...
"Creare dei legami?"
"Certo", disse la volpe. "Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo".
"Comincio a capire" disse il piccolo principe. "C'è un fiore... credo che mi abbia addomesticato..."
"È possibile", disse la volpe. "Capita di tutto sulla Terra... "
"Oh! non è sulla Terra", disse il piccolo principe.
La volpe sembrò perplessa:
"Su un altro pianeta?" "Si".
"Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?" "No".
"Questo mi interessa. E delle galline?"
"No".
"Non c'è niente di perfetto", sospirò la volpe. Ma la volpe ritornò alla sua idea:
"La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano... "
La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:
"Per favore... addomesticami", disse.
"Volentieri", disse il piccolo principe, "ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose".
"Non ci conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe. "Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"
"Che cosa bisogna fare?" domandò il piccolo principe.
"Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe. "In principio tu ti siederai un po' lontano da me, così, nell'erba. Io ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' più vicino... "
Il piccolo principe ritornò l'indomani.
"Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe.
"Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro,dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore. Ci vogliono i riti".
"Che cos'è un rito?" disse il piccolo principe.
"Anche questa è una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe. "È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. C'è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedi ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedi è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza".
Così il piccolo principe addomesticò la volpe.
E quando l'ora della partenza fu vicina:
"Ah!" disse la volpe, "... piangerò".
"La colpa è tua", disse il piccolo principe, "io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi... "
"È vero", disse la volpe.
"Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
"È certo", disse la volpe.
"Ma allora che ci guadagni?"
"Ci guadagno", disse la volpe, "il colore ...del grano".
Poi soggiunse: "Và a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalerò un segreto".
Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.
"Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente", disse. "Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico ed ora è per me unica al mondo".
E le rose erano a disagio.
"Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. "Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perchè è lei che ho innaffiata. Perchè è lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perchè è lei che ho riparata col paravento. Perchè su di lei ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perchè è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perchè è la mia rosa".
E ritornò dalla volpe.
"Addio", disse.
"Addio",...disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi".
"L'essenziale è invisibile agli occhi", ripetè il piccolo principe, per ricordarselo.
"È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante".
"È il tempo che ho perduto per la mia rosa... " sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
"Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa... "
"Io sono responsabile della mia rosa... " ripetè il piccolo principe per ricordarselo.

postato da: AlessandraPress alle ore 22:29 | link | commenti (2)
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domenica, 02 marzo 2008

Ho fatto perdere le mie tracce per un pò, per un bel pò. Me ne sono andata in una calda giornata d'agosto, lasciando una canzone a coprirmi le spalle. Nota dopo nota, passo dopo passo, in punta di piedi, ho camminato sempre più lontano da queste pagine. Le ho lasciate incolori in  silenzio, anche se qualche volta sono tornata a sbirciarci dentro. Perchè quando si è troppo legati a qualcosa, quando c'è l'emozione, la passione... non si può stare lontani. E io questo blog l'ho amato da sempre, anche se è nato come compito in classe per le lezioni di scrittura creativa, anche se all'inizio non sapevo come tirar fuori le cose e mi sentivo un pò in imbarazzo, anche se non riesco a raccogliere le idee in 5 minuti e ad esprimerle in 50 righe in altrettanto tempo suscitando le critiche del professore di turno. Ma poi è diventato mio e mi sono sentita libera. 

Sono successe tante cose da agosto ad oggi.  Mi sono laureata, ho cercato e trovato lavoro, ho smesso col volontariato e continuato con la palestra, cambiato orari e abitudini, ho riempito la mia vita di tanto e di nuovo, dubbi e soddisfazioni, kilometri e amore.

Sono un pò più grande, ma sempre la stessa.

Sto cercando di capire, distinguere, scegliere, costruire. Sto avanzando su quella strada che avevamo cominciato insieme e che insieme continueremo a percorrere , se vorrai, ancora, raccogliere le mie parole.


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domenica, 05 agosto 2007

....prendimi che la vita e’ qua...


postato da: AlessandraPress alle ore 10:35 | link | commenti (11)
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martedì, 10 luglio 2007

DEDICATO A ME...

Josy

DEDICATO A TE....

Seduta davanti alla grande vetrata attendo che arrivi il momento. Ma il tempo sembra non passare più, sembra essersi fermato, proprio qui, proprio ora.

Mi lascio trasportare dal traffico, una macchina dopo l’altra sono sempre più distante. Inghiottita dal buio.

 

Buio come quella sera. Notte di febbraio. Un freddo che diventa gradevole, avvolta nel mio collo di pelliccia nera. Troppa gente dentro e fuori dal locale. Bevono, guardano, ridono. Persone che non vedevo  da una vita e che ho finto di aver dimenticato. Bevono, guardano, ridono. Ho dimenticato.

Poi è bastato un attimo. Come in quella canzone…..cerco tra le spinte un varco, salto fuori dalla mischia e succede che…gli occhi tuoi nei miei, i miei nei tuoi come diamanti….

Occhi. Occhi che si incontrano, che catturano rimanendo imprigionati.  E si avvicinano quegli occhi e sono belli e sorridono e avvolgono. Come il braccio che arriva a cingermi dolcemente le spalle.

La confusione confonde, disperde. Tutto sembra quasi un’illusione, fino a quando piccole parole giungono in punta di piedi al mio orecchio: Quanto vorrei…..

Fino a quando gli altri si allontanano e noi rimaniamo lì soli, isola nella notte, il tempo sufficiente per non rendersi conto di quello che sta accadendo.

Poi di nuovo l’invasione di voci e risate, sono onde che mi trascinano via.

In macchina con i finestrini abbassati a metà, l’aria che entra a scompigliare i capelli, le amiche cantano sopra alla radio e tutto scorre veloce e leggero.

E un nuovo messaggio giunge inaspettato ad interrompere le chiacchiere e ritarda di qualche attimo il momento di lanciarsi su un caldo spuntino notturno.

E tornano alla mente quegli occhi.

Rimetto il telefono in borsa sorridendo, felice e senza pensieri, inconsapevole ancora di ciò che quegli occhi sarebbero poi diventati per me.

 

 


postato da: AlessandraPress alle ore 17:04 | link | commenti (4)
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martedì, 03 luglio 2007

CHIARE, FRESCHE E DOLCI ACQUE…

 

Ho deciso di darmi all’imprenditoria.

La decisione è stata presa in un afoso pomeriggio di lavoro, quando pensi solo a come sarebbe bello avere una piscina in cui potersi tuffare. Acqua fresca. E in palestra i clienti interrompono le tue profonde meditazioni perché sono finite le bevande nei distributori. Acqua fresca.

Ancora acqua. Cosa c’è di più importante dell’acqua? E acqua sia!

Così ho deciso di darmi all’acqua, creando un mio marchio. A dire la verità, però, ho fatto un’operazione ben più complessa per semplificarmi la vita. Ho optato per il tarocco. Ebbene si… Ho riflettuto sul fatto che i neri in centro a Padova vendono più borse delle boutique ( w le Gucci col simbolo dell’euro!) e che il mercato cinese è in continua espansione. Si sa che di questi tempi l’economia è in crisi ed avviare un’attività è un’impresa rischiosa. Meglio cautelarsi. E poi le solite acque minerali ormai hanno stancato, sono prive di originalità e di brio (ce l’hanno solo nel nome). Oserei definirle stagnanti. Allora arrivo io a movimentare l’ambiente.

Ed ecco a voi acqua Sant’Ale: super frizzante, purissima e leggerissima.  Qualcuno potrebbe vedere in questa mia creazione una certa autocelebrazione, nonché mania di grandezza. Lo so, ma purtroppo nella società di oggi è un passaggio obbligato. Sei vuoi avere successo devi metterci la faccia, o meglio, la firma. Si pensi alle varie celebrities che hanno creato profumi, vestiti, intimo e costumi  col proprio nome. Ultimo Fabrizio Corona con le sue Corona’s. Al mercato delle acque minerali però non ci aveva mai pensato nessuno prima e tutti si stanno già mangiando le mani per questo. Paris Hilton, venuta a conoscenza del progetto Sant’Ale, da quando è uscita dal carcere mi telefona continuamente pregandomi di trasformare Acqua Pradis in acqua Paris. Non vi dico che stress..  

“It’s hot, it’s hot”

E io… “Sparisci balenga!!”

Continuando nella presentazione dei miei prodotti, ho elaborato una linea di acque “aromatiche”. Dalla noiosissima acqua Panna (che poi, o è acqua o è panna… ) ho creato acqua Canna, bevanda ben più vivace che regala ai vostri sensi un’esperienza unica.

In alternativa, per chi volesse restare sul genere, ma in modo più soft, ho brevettato Goccia di Canna. Un’autentica fonte di piacere!

 

Bevete Sant’Ale!

acqua Sant

 

Ma non ditelo alla finanza..


postato da: AlessandraPress alle ore 12:36 | link | commenti (2)
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lunedì, 28 maggio 2007


postato da: AlessandraPress alle ore 21:04 | link | commenti (6)
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sabato, 12 maggio 2007

I’M (NO) SUPER MAN      PT.2

 

Da un paio di mesi ho iniziato il mio tirocinio di volontaria nel reparto di pediatria. ( per la puntata precedente, vedi post del 17 gennaio 2007) Ho un turno di tre ore settimanali, che si concretizza in una mattinata di servizio. Per la precisione il lunedì. Lunedì mattina, il momento più traumatico e stressante di tutti i 7 giorni, come statistiche e scienza confermano. Ma l’associazione ha scelto me per salvare il mondo ospedaliero dalle nevrosi di inizio settimana e io non posso certo tirarmi indietro. Così, un po’ assonnata ( ma felice!!) e rintronata, infilo la divisa (ogni super eroe ha il proprio costume) ed entro in azione.

 

scrubs5Lunedì scorso arrivo in reparto e subito mi blocca una mamma nigeriana: vuole lasciarmi in consegna la figlia di 2/3 anni perché lei deve andare via per un pò. Io le spiego che al momento non posso,  devo fare il giro di tutte le camere per vedere quanti bambini ci sono, parlare con i genitori e organizzarmi la mattinata, ma che dopo può tranquillamente lasciarmela. La mamma annuisce e se ne va. Io allora apro l’armadio del soggiorno per sistemare le mie cose e vedere se gli altri volontari mi hanno lasciato messaggi, poi lo richiudo e mi volto. Vedo la bimba in piedi vicino alla porta. Da sola. La mamma non c’è più, se l’è svignata.

Ottimo! Va bè, vorrà dire che porterò con me la piccola a fare il giro delle stanze.

“Andiamo a trovare gli altri bambini? Vieni con me?”

“Aaaaaaaaaa” la bimba scappa, strillando a pieni polmoni.

Scatto subito all’inseguimento, ma la piccola non ha intenzione di farsi acchiappare. Se ne va verso gli ambulatori e cerca di rubare i giocattoli agli altri bambini, ma le mamme la scacciano. Corre lungo tutto il corridoio, ma, arrivata alla fine, non ha più scampo. Mi avvicino e le dico di darmi la manina e tornare indietro che andiamo a giocare in soggiorno. Lei mi guarda. Forse non capisce l’italiano. Anzi, molto probabilmente. Così passo ai fatti e le prendo la manina. Inizia a frignare, ma non mollo la presa. Allora la piccola mi morde la mano e si libera. Rimango inebetita per un attimo. Mi ha morso…. Questa piccola creatura della jungla mi ha morso…  Non va, non va!!! La rincorro e la prendo di peso: lei come una piccola furia si dimena, sbatte mani e piedi, ma soprattutto….urla. Urla così tanto che alla fine la metto a terra. Lei si stende sul pavimento e continua a contorcersi tutta e a frignare. Passa un’infermiera delle più anziane, la fermo.

“Ma questa bimbetta qui è sempre così….vi(s)pera… mm, cioè…vispa?”

“Eh si, ha proprio un bel caratterino… E’ una peste. Vero suocera? Eh?”

La bambina si alza in piedi e la fissa, poi esplode in un: Basta!!!  E sputa per terra.

L’infermiera se ne va.  Io sono allibita.

“Allora lo capisci l’italiano quando vuoi eh? Su, dai, adesso fai la brava e vieni con me.”

“No!”

“Guarda che io ho tanti bei giocattoli per te di là…”

“No! I don’t... Shit!” E scoppia a ridere. “Shit, shit,shit!”  Mi guarda e ridacchia.

I don’t? Shit???

La piccola Cita parla inglese. Ottimo, ha trovato pane per i suoi denti, dato che mi ci sto per laureare. He, he, he… Credevi di fregarmi bambina…

 

scrubsDopo aver sistemato la peste, inizio finalmente il giro delle camere.

Entro nella prima. C’è un ragazzino sui 13 anni seduto al tavolo che gioca con le costruzioni. E’ un po’ ritardato a livello mentale. Vicino a lui c’è la mamma.

“Buongiorno signora, sono una volontaria del reparto.” Poi guardo lui. “Ciao, come ti chiami?”

“Roberto”  E nel mentre si alza dalla sedia. Sembrava tanto piccolo e tenero lì seduto…. Ora invece è un omone di quasi 1 e 90 dalle spalle larghe…. Che mi si avvicina… Mi prende per mano e mi trascina fuori dalla camera.

“Ro- Roberto? Dove stiamo andando…?”

Lui mi guarda: “Ma tu ce l’hai il moroso?”

Apposto siamo……

“Signoooooraaaa…? Signora mamma di Roberto? Aiutoooo!”

Calmato il ragazzo e ricondottolo in camera, ci mettiamo a giocare con le macchinette. Dal momento che non ne abbiamo molte in reparto, gli porto anche il camper della Barbie e altri automezzi più grandi, come il camion dei pompieri, due trattorini, una macchina radiocomandata.

“Ale, siediti per terra là in fondo che te le lancio e poi tu le lanci a me!”

Ammazza che lanci. Robertino tirava di quelle sassate…. Camion lanciati alla massima velocità che finivano la loro corsa schiantandosi sulle mie gambe.

Che botte!!

 

scrubs7Con le gambe doloranti e a pois mi trascino verso un’altra stanza. Non faccio nemmeno tempo ad aprire la porta ed entrare che sento: “O Dio, ti ringrazio. Finalmente, un angelo.”

?????

Un uomo mi guarda e mi sorride. Lo guardo a mia volta. Infradito di gomma Havaianas, bermuda kaki belli larghi con i tasconi, t-shirt, abbronzatura atomica, piercing al sopracciglio e capelli mechati biondi raccolti in un codino.

Ma da dove mi esce questo? Da Paradise beach? 

“Ciao. Ti posso chiedere di stare un po’ qui con la mia nipotina? Sai, le ho fatto assistenza tutta la notte e ho bisogno di uscire un po’ a fare colazione e fumare una sigaretta. Dopo ore e ore qui dentro si sklera!”

“Ok, certo, sono qui apposta. Vai tranquillo!”

“Grazie mille”   E parte.

Nel lettino c’è una bambina carinissima di 3 anni e mezzo. Ha la mollettina al dito per controllare il livello di ossigeno nel sangue. Mi metto vicino a lei e inizio a leggerle il giornalino della Sirenetta, tra una pagina e l’altra parliamo un po’. E’ proprio adorabile.

“Ho mal di pancia” mi dice ad un certo punto.

“Stai male? Hai dolori forti?”

“Un po’…. Mmm… Poffi poffi”

Poffi poffi?

“Ti chiamo l’infermiera e sentiamo cosa dice? Magari ti dà qualcosa per farlo passare?”

“No….. Devo fare poffi poffi”

“Hai bisogno di andare in bagno? Chiamo l’infermiera?”

“No!”

“No?”

“Non importa….”

“Ma devi andare in bagno o no?”

“Si, ma….. Posso anche fare a meno…. Però poi mi sporco tutta”

“Aspetta che vado a chiamare l’infermiera che ti stacca la macchina e la mollettina e ti porta in bagno”

Torno con l’infermiera.

“Allora, devi andare in bagno? Devi fare la pipì?”

“Devo fare la cacca”

Accidenti al poffi poffi, ecco cos’era…

“Va bene, ora ti stacco la macchina. Ti accompagno io in bagno o vuoi la Ale?”

“Voglio la Ale”

Terrore.

La bambina scende dal letto, mi prende per mano e va verso il bagno.

Io non ho mai portato in bagno un bambino piccolo. Veramente non ho mai portato in bagno nessuno, piccolo o grande che fosse.

Arriviamo davanti al wc.

“Adesso mi devi tirare giù i pantaloni e le mutande”

Ok….

La bambina si arrampica sulla tazza e si siede. I piedini non toccano il pavimento. Li dondola.

E se cade dentro alla tazza? Sarebbe una tragedia e io verrei radiata dall’associazione. E poi i titoli sui giornali… Aiuto!

Le appoggio una mano dietro alla schiena per sicurezza e le tolgo pure il fermacapelli ormai penzolante. Non vorrei mai dover andare poi a pesca…

Fa pipì e poi decide che è a posto così. Scende dal wc.

“Ora mi devi tirare su i pantaloni”

Certo, giusto.

 La sistemo, tiro l’acqua, laviamo le manine e torniamo in camera.

Fiuuuuuuu!

 

Anche per oggi missione compiuta.

 

 

 

 

 

 


postato da: AlessandraPress alle ore 18:03 | link | commenti (10)
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sabato, 05 maggio 2007

PAURA IO??? NAAAAAAAAAA

 

La settimana scorsa in un paese vicino al mio è stata rapita una ragazza. Usciva dalla palestra, quando è stata presa da due rumeni che l’hanno portata in un casolare abbandonato in mezzo alla campagna. Fortunatamente la cosa si è risolta in breve tempo: i due malviventi hanno usato il cellulare della ragazza per chiamare i genitori e chiedere il riscatto (50,000 €), permettendo così ai Carabinieri di localizzarli, arrestarli e liberare la giovane.

Il giorno dopo l’accaduto dovevo fermarmi in palestra fino alle 23 e fare la chiusura.

Non nascondo che ero un po’ intimorita all’idea, dato che la mia palestra si trova lungo una strada statale in una zona industriale, dove alle 23 ormai non c’è più nessuno ed è tutto buio. Comunque ho cercato di non pensarci troppo e rimanere tranquilla. D’altra parte sono una pugile o no?? Inoltre un istruttore mi aveva assicurato che sarebbe passato per darmi una mano e chiudere materialmente le porte, dato che ero senza chiavi.

Quel giorno più di qualcuno si era fermato a fare due chiacchiere con me ed il discorso andava puntualmente a finire lì: “Devi fare la chiusura tu? Fino alle 23? Stai attenta… Hai sentito di quella ragazza che è stata rapita….?”

Grazie, grazie di cuore a tutti per il sostegno.

Cerco un po’ di conforto in M., un istruttore.

“Hai detto a L. che questa sera passi di qui ad aiutarmi? Sicuro? Sono senza chiavi… E poi non so se hai sentito di quella ragazza che è stata rapita…”

“Si, si, lo so. Eh, accidenti, se rapiscono anche te come facciamo?”

“Dai, non prendermi in giro”

“No, no, sono serio. Come facciamo qui se ti rapiscono? Hi, hi, hi…”

Per niente divertente.

Finito il suo turno, M. se ne va, lasciandomi sola a gestire la situazione.

Fuori è già buio e c’è silenzio, solo qualche macchina ogni tanto.

Il tempo passa…… Controllo che tutto sia in ordine, leggo un po’, mi guardo Un posto al sole e Affari tuoi, prendo un caffè, scrivo le ricevute…  La palestra pian piano si svuota.

Inizia un po’ di inquietudine.

Guardo fuori per controllare la situazione; un uomo con un cappellino in testa è fermo sul ciglio della statale, poi si gira e guarda nella mia direzione. Io mi ritraggo di scatto, nascondendomi dietro alla colonna del porta depliant. Mannaggia! Mi affaccio per vedere cosa fa. E’ ancora lì. E’ decisamente una figura sospetta. Cosa ci può fare un uomo alle 22 passate a piedi lungo una statale?

Devo assolutamente elaborare un piano, nel caso lui e un complice tentino l’assalto. Dove potrei rifugiarmi? Intanto che ci penso mando un messaggio a M.  chiedendogli il numero di L., così da chiamarlo e dirgli di sbrigarsi.

M. non mi risponde. Fantastico!

Penso che l’unica chiave che ho a disposizione è quella della porta che dà accesso alla zona solarium. La sfilo dalla serratura e me la metto in tasca, così da averla a portata di mano. Poi decido di cambiare tattica e la rimetto nella porta, ma all’interno, in modo che sia subito pronta per farla scattare e chiudermi dentro. E’ un piano geniale! In caso di emergenza mi barrico in zona solarium e col cellulare, che infilo in tasca, chiamo i soccorsi. Perfetto! Ale, sei una stratega perfetta!

Vado di nuovo a controllare il mio uomo lungo la statale: è sparito. Chissà dov’è andato… Magari non vedendomi più alla reception ne ha approfittato per avvicinarsi e nascondersi dietro alle porte d’ingresso… E quando esco con un balzo mi sarà addosso… Che faccio??? Innanzitutto devo mantenere la calma. Inspira, espira, inspira, espira. Poi è meglio che ripassi l’ultima combinata che abbiamo fatto a boxe… Gancio, gomito destro, rovescio, gancio sinistro, calcio… Si, così… 1,2,3,4,5..

All’improvviso una luce proveniente da fuori mi illumina attraverso le porte a vetri. Sono i fari di una macchina che si avvicina e punta dritto verso la palestra. Resto immobile. L’auto avanza e si ferma giusto davanti all’ingresso, i fari sempre accesi. La portiera dal lato del guidatore si apre e qualcuno scende. Ne distinguo appena la sagoma tra il buio e i fari che mi abbagliano. Deglutisco. Ha un cappellino in testa. Oh mio Dio, è lui! E’ venuto qui per rapirmi. Lo sapevo! E ora?!?! Piano A!!! Mi volto ed inizio a correre verso la zona solarium.

Sento la porta della palestra aprirsi.

 Oddio, sta entrando, è qui.

“Aaaaaaaaaaaaaa…………”

“Ale? Sono L. Dove sei?”

“Aaaaaaaaaaa…..aaaarrivo L.!”

“E’ tutto ok Ale?”

“Si, tutto benissimo”

“Ne sei sicura? Dove correvi?”

“Si, è che avevo sentito odore di bruciato venire dal solarium e così sono corsa a controllare…”

“Hmmm.. Perché mi ha chiamato M. prima, dicendomi di passare e sbrigarmi che avevi paura…”

“Cosa?? Veramente il fatto è che non ho le chiavi della palestra, per questo avevo bisogno di te, mica per altro. Paura io? Naaa”

 

Tre giorni dopo, ore 21

“Allora Ale, sei sopravvissuta, non è venuto nessuno a rapirti. He, he, he…”

“ Eh no…”  Cafone!

“Bè, comunque, se una volta hai bisogno per la chiusura, chiedi pure, mi fermo volentieri”

“Si, anch’io, non farti problemi. E poi sai che sono anche Carabiniere, vai sul sicuro con me. I rapinatori non hanno scampo!”

“A dire il vero, ragazzi, dovrei fare chiusura proprio stasera”

“Perfetto! Guarda, io non ho impegni, posso rimanere.”

“Io pure, lo faccio volentieri. Non è assolutamente un disturbo, anzi…”

“Che dire… Siete davvero gentili… Ma non so se posso approfittare…”

“Insistiamo! Davvero!”

“Bè, se la mettete così, non posso certo dirvi di no. Se volete rimanere, fate pure..”

“Oh, brava!”

“Allora ragazzi: queste sono le chiavi e ricordatevi di spegnere bene tutte le luci prima di andare via. Ok? Ciao ciao e buona serata!”


postato da: AlessandraPress alle ore 18:03 | link | commenti (3)
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venerdì, 13 aprile 2007

 

sei parte di me


postato da: AlessandraPress alle ore 15:50 | link | commenti (3)
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