ATTESE….
II Vortice emotivo
L’attesa è qualcosa che riguarda indistintamente tutti gli esseri umani e sortisce i suoi effetti indipendentemente da ciò che si aspetta.
La prima grande attesa nella vita di ogni persona credo sia quella del Natale: è strabiliante vedere l’eccitazione, l’entusiasmo e la trepidazione dei bambini all’approssimarsi di questo giorno. Poi, con il passare degli anni, le attese crescono e moltiplicano i loro oggetti, diventano sempre maggiori, specie nell’adolescenza e nell’età adulta, quando niente sembra mai abbastanza.
Per quanto mi riguarda, non mi piacciono le attese.
Un’attesa, in sostanza, non è altro che un’aspettativa: si sa che qualcosa deve accadere e ci si augura che quando questa avverrà, sarà nel miglior modo possibile. Quindi, l’attesa racchiude in sé anche una buona dose di speranza. Il periodo di tempo che ci separa dal materializzarsi dell’evento diventa un vero e proprio temporale emotivo. La fantasia e l’immaginazione prendono il sopravvento e ci aprono scenari da sogno: in una fredda giornata d’inverno, fermi al binario, pregustiamo il caldo e la comodità della nostra poltroncina di seconda classe, fantastichiamo su quanto ci divertiremo alla prossima festa in discoteca o immaginiamo come sarà bello il fine settimana in compagnia del nostro partner. Un indescrivibile piacere ci pervade e ci allieta, l’eccitazione cresce.
Ma la fantasia è un’arma a doppio taglio e per questo, dopo averci regalato sensazioni piacevoli, spesso crea attorno a noi incubi e insicurezze. Al vortice di emozioni positive si accompagnano così anche una buona dose di ansia, inquietudine, tensione e paura. Si teme che la realtà non eguaglierà mai l’immaginazione e ci si domanda cosa fare nel caso in cui tutto dovesse andare storto. Si vive nell’incertezza.
Per questo motivo detesto le attese. Non mi piace farmi illusioni e poi, soprattutto, dovermi ricredere, non voglio essere coinvolta nel gioco infinito e senza uscita dei “ma” e dei “se”.
Inoltre, la parola “attesa” mi dà l’idea di qualcosa di statico, passivo e inerte, di rimanere fermi aspettando che qualcosa accada e sinceramente è una concezione che non mi si addice e non condivido. Preferisco di gran lunga l’azione, il rischio; i tormenti li lascio volentieri ad altri.
Ho espresso il mio pensiero e mi preparo a pubblicare questa nuova pagina del mio blog…..
Ma… Ho una strana sensazione…. Comincia a salirmi l’ansia: attendo i commenti di coloro che leggeranno le mie parole
ATTESE….
I La stazione
Tutti quotidianamente abbiamo a che fare con le attese: una telefonata, un sms, un giorno importante, un treno… Ecco, le stazioni ferroviarie sono dei luoghi nevralgici, dei luoghi chiave per quel che riguarda le attese. Si aspetta un treno, che puntualmente non arriva (e io che ho alle spalle 5 anni di università da pendolare ne so qualcosa..), una persona, che magari viaggia proprio su quel treno che non ne vuole sapere di giungere o qualcuno che in realtà non dovrebbe venire, ma che se lo facesse ci cambierebbe la vita, o quantomeno la giornata, con quel gesto inaspettato.
Tuttavia, indipendentemente dall’oggetto o dal motivo della nostra attesa, questa farà crescere in noi una sorta di ansia e inquietudine, un nervosismo velato di speranza che occorre necessariamente debellare, rimuovere, pena logorio psicologico. Ed è per questo che in ogni stazione ci sono almeno un’edicola ed un bar – ristorante. Ora, la scelta tra cibo e giornale come mezzo anti-stress, varia in base al carattere delle persone e al tipo di attesa che si vuole ingannare. Gente colta e uomini d’affari opteranno certamente per una rivista, per lo più di carattere impegnato. Lo stesso faranno donne appariscenti e ragazze alla moda, troppo intente a mantenere la linea per concedersi uno spuntino, che decideranno così di placare il loro animo con le pagine di un giornale, ovviamente di gossip e nuove tendenze in fatto di look. D’altra parte, mica rinunciano a carboidrati e zuccheri per vestirsi come delle comuni mortali! Chi invece problemi di linea non ne ha, o non gliene importa nulla, chi ha a che fare con attese che coinvolgono la sfera sentimentale, chi è un tipo ansioso di natura, si dirigerà sicuramente verso il ristorante a cercare la pace dei sensi in un panino ultra farcito e ad addolcire l’animo con brioche gonfie di cioccolato. Ancora, quelli che fanno tappa sia al ristorante che in edicola…. Bè, sono proprio disperati!
Comunque, anche se all’apparenza possono sembrarci assorte nelle loro attività, che stiano sfogliando un giornale o affondando i denti in un tramezzino, quelle persone non saranno completamente assorbite da ciò che stanno facendo, bensì dentro si sé, in un angolino della propria mente, ognuno continuerà a rodersi, a chiedersi a che ora arriverà quel maledetto treno o se lui o lei giungeranno inaspettatamente… Ma per quanto possiate loro domandare, nessuno vi dirà ciò che sta pensando, e anche davanti all’evidenza di uno sguardo scocciato o perso nel vuoto negherà, negherà e ancora negherà. Perché ingannare l’attesa è prima di tutto ingannare sé stessi.
Una farfalla su sfondo viola: il tema del mio blog. La scelta di questo disegno è stata spontanea e istintiva, non ho nemmeno preso in considerazione le altre possibilità. L’ho visto e ho deciso: è quello che fa per me! Il viola è uno dei colori che preferisco e la farfalla…. Bè, come si fa a resistere a una farfallina? Ma al di là di queste considerazioni di carattere quasi sentimentale c’è molto altro, c’è tutto un mondo. Il viola è il risultato della mescolanza del rosa, colore solare, a volte buffo, fanciullesco e come tale fresco, caramelloso e divertente, con il nero, una tinta forte, sofisticata, misteriosa ed intrigante, sempre attuale e mai fuori luogo, aggressiva e decisa. La farfalla da sempre è simbolo di libertà e leggerezza, a volte anche di incostanza e volubilità, spesso di fantasia, ma non bisogna dimenticare che per arrivare allo stato di crisalide deve passare attraverso un complesso processo di trasformazione. Il contrasto dunque è la chiave della mia scelta ed è quello che vedo osservando il mio tema. Il contrasto è ciò che sento se penso a me stessa, un viso da bambina con un cuore che batte al ritmo di boxe tailandese, una personalità complessa, un insieme di tutto e del contrario di tutto. Il contrasto è ciò che mi rappresenta. Il contrasto indubbiamente trasparirà dalle parole del mio blog, che di volta in volta sarà critico e polemico, graffiante e pungente o dai toni decisamente più morbidi e leggeri, ma certamente ironico e fresco perché è importante non prendersi mai troppo sul serio e non dare alle situazioni più peso di quello che hanno in realtà. Il mio blog sarà mille cose diverse, ma di certo sarà sempre libero. Come una farfalla.