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confessioni e pensieri di una mente pericolosa

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lunedì, 29 maggio 2006

“Io e te siamo come pane e burro”

Forrest Gump

 

 

 Ascoltava il silenzio.

La tv era accesa su un canale di musica rock e metal, ma lei l’aveva dimenticato. Non la sentiva. Era come sprofondata in una sorta di apnea, scivolata dolcemente in una dimensione cui i rumori del mondo non avevano accesso.

Assieme a lui.

I loro corpi vicini, uno delicatamente sull’altro.

Lui era steso sul vecchio divano di casa, lo sguardo assorto rivolto al soffitto. Le sue braccia stringevano lei, la testa poggiata nell’incavo del collo di lui. Da quella posizione lei percepiva l’odore della pelle di lui, un profumo leggero di vaniglia; lo stesso che lui avrebbe potuto assaporare sulla pelle di lei. Avevano la strana abitudine di mettersi d’accordo e fare la doccia con lo stesso bagnoschiuma.

Un sorriso quasi impercettibile sfiorò le labbra di lei, che chiuse gli occhi abbandonandosi al calore sicuro dell’abbraccio con lui.

I pensieri cominciarono a fluire morbidi e silenziosi….

…..il loro primo incontro, come l’imbarazzo iniziale si fosse sciolto pian piano lasciando il posto a interminabili discorsi e risate, l’assoluta spontaneità del loro rapporto, delle parole come dei gesti, la passione di lui per gli odori, che lo portava ogni volta a “sniffare” instancabilmente la pelle di lei facendole venire i brividi, il tè caldo al bergamotto in quel bar caratteristico del centro storico, il cucchiaino bruciato nel tentativo di sciogliere dello zucchero sulla fiamma di una candela, le due di mattina, le stravaganti teorie sui gatti, le coincidenze e le affinità che ogni volta scoprivano, il diario in cui le annotavano, i tegolini, i fazzoletti profumati da bambina che lei lasciava a lui prima di andare, i messaggi scambiati prima di dormire, la complicità….

La mano di lui che le accarezzava la schiena la riportò al presente.

Spostò piano la testa poggiandola sul petto di lui. Sentiva i battiti del suo cuore correre.

- Sai quant’è che ci conosciamo? -  disse lui con voce bassa e tranquilla, senza distogliere lo sguardo dal soffitto.

Venti giorni.

- Sono più o meno venti giorni -  riprese.

- Non sembra però… - disse lei.

Già..

Lui si voltò a cercare gli occhi di lei.

- Secondo te sarebbe troppo presto……?

Si guardarono per qualche attimo, poi lei esplose in un sorriso.

Non avevano bisogno d’altro.


postato da: AlessandraPress alle ore 21:07 | link | commenti (2)
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sabato, 20 maggio 2006

 

Mi guardo attorno. Cerco di capire dove mi trovo. L’ambiente è scuro, il soffitto basso. Davanti a me dei binari e l’apertura di una galleria di cui non riesco a scorgere la fine.  

Una stazione della metropolitana.

Non ricordo di esserci mai stata.

Non c’è anima viva. Sono sola in questo luogo sconosciuto. Non vedo scale, né cartelli che indichino l’uscita. Silenzio. Tutto sembra immobile e fisso, come sospeso. Sono intrappolata in questo luogo sconosciuto. Un luogo senza tempo e senza nome.

Un senso d’angoscia mi pervade.

Comincio a sudare. Nel petto il cuore batte sempre più forte. Pensieri affannosi affollano la mia mente: devo trovare il modo di uscire da qui. Muovo alcuni passi alla ricerca di un qualsiasi spiraglio di luce, ma sento le gambe cedere sotto il mio peso. Barcollo leggermente, oscillo. Mi appoggio al muro.  L’aria è sempre più pesante e rarefatta.

Ho paura.

Devo trovare il modo di uscire da qui.

Cerco di raccogliere le forze e ragionare. Di nuovo mi guardo attorno alla ricerca di una via di fuga, ma le cose sembrano assumere contorni indefiniti e distorcersi davanti ai miei occhi. Fatico a distinguere gli oggetti, vedo solo macchie di colore sfumato.

D’improvviso ma sembra di sentire qualcosa, un rumore giungere da lontano. Però non riesco a capire che cosa può essere. E’ come un fischio. Lo sento sempre più forte, si avvicina. E’ un suono metallico, stridente, ma allo stesso tempo pieno e pesante. Lo sento sempre più forte, si avvicina. Ora è quasi un frastuono, le mie orecchie faticano a tollerarlo. E’ sempre più forte, sempre più vicino. La sua intensità cresce, fino ad esplodere. Una massa di forma allungata dai colori indefiniti irrompe violentemente dalla galleria con un fragore insopportabile. Sobbalzo. Poi sento le forze venire meno, la vista annebbiarsi, l’udito confondersi, le gambe cedere. Non ho più il controllo di me stessa e del mio corpo. Cado a terra.


postato da: AlessandraPress alle ore 11:48 | link | commenti (1)
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venerdì, 12 maggio 2006

Una tessera di un puzzle è perfetta per un posto e sbagliata per altri, ma non è mai sbagliata a prescindere

postato da: AlessandraPress alle ore 20:32 | link | commenti (5)
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mercoledì, 03 maggio 2006

Gli incontri più importanti sono già combinati nelle anime prim’ancora che i corpi si vedano. Generalmente, essi avvengono quando arriviamo a un limite, quando abbiamo bisogno di morire e rinascere emotivamente. Gli incontri ci aspettano, ma la maggior parte delle volte evitiamo che si verifichino. Se siamo disperati, invece, se non abbiamo più nulla da perdere oppure siamo entusiasti della vita, allora l’ignoto si manifesta e il nostro universo cambia rotta. 

 

 

Paulo Coelho,  Undici minuti

 


postato da: AlessandraPress alle ore 13:00 | link | commenti (3)
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martedì, 02 maggio 2006

 

GRANDE FRATELLO, GRANDE RETORICA

 

Giovedì scorso si è conclusa la sesta edizione del Grande Fratello. Il vincitore, Augusto De Megni, si è accaparrato il sontuoso montepremi di € 900.000 e subito sono scattate le polemiche. Ci si chiede se sia giusto premiare con una cifra tanto consistente qualcuno che è rimasto 100 giorni chiuso in una casa a giocare, scherzare, dormire, cucinare, fare bagni in piscina, divertirsi col ping pong… Insomma, a non far niente. O a vivere secondo le possibilità che aveva a disposizione. Ma questi sono punti di vista.

E’ giusto? E’ morale? La risposta risuona unanime: NO!  € 900.000 sono decisamente troppi e il vincitore (chiunque esso sia) non li merita, non ha alcun motivo per meritarli. Il Grande Fratello ormai è una corsa all’oro: sempre più persone ogni anno partecipano ai provini per la trasmissione con il desiderio di portare a casa il lauto bottino, col miraggio della notorietà e con la speranza che la fortuna li accompagni in questa impresa. E’ deprecabile tutto ciò? Forse. Ma in fondo non è lo stesso principio della lotteria o del superenalotto? Il sogno di una vincita stratosferica ottenuta senza il minimo sforzo è patrimonio comune, è concesso a tutti. Messa al bando la meritocrazia, è solo la fortuna che conta. Eppure nessuno si sente di condannare una vincita milionaria di questo genere.

Altro oggetto di discussione è il modello che il Grande Fratello può costituire per i giovani ( i famosi giovani che vengono trattati sempre come dei benemeriti pirla…): la logica del tutto e subito, niente sforzi, niente sacrifici, immediata visibilità, immediato successo.

I concorrenti che partecipano alla trasmissione non sono artisti, né scrittori affermati, né politici, né nient’altro. Sono risaputamene dei ragazzi, forse non proprio qualunque, senza arte né parte, che partecipano ad un gioco il cui scopo è cercare di rimanere il più a lungo possibile dentro ad una casa, vivendo con le possibilità e le privazioni che questa offre.

Mi sfugge, però, come in questo attacco improvviso di moralismo acuto e fulminante ci si sia potuti scordare dei cari calciatori e del gregge di veline, letterine, schedine, cretine, che ci va dietro, su cui sono già scorsi fiumi di inchiostro, ma che è sempre bello tirare in ballo al momento opportuno.

Da Domenica in, Massimo Giletti, Barbara Palombelli e un pubblico di camicie abbottonate e gonne al ginocchio tuona contro il Grande Fratello, definendolo diseducativo ed offensivo. Ma non è proprio Domenica in ad essere stato sospeso in seguito ad una rissa in diretta tra Adriano Pappalardo e Antonio Zequila, entrambi reduci dal reality di Rai2 L’isola dei famosi?? 

 

Ne ho abbastanza.

Spengo la tv ed esco a fare due passi.

Un po’ di potere, in fondo, ce l’ho anch’io.


postato da: AlessandraPress alle ore 11:31 | link | commenti (2)
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