LAVORI IN CORSO 
Sono partiti i tentavi di restauro del blog. Ovviamente in notturna, per non turbare l’andamento del traffico diurno. Purtroppo però, l’impresa si è rivelata più ardua del previsto o gli addetti ai lavori non sono all’altezza del compito (cosa dici Joebar?
). I risultati di un sudato sabato notte chini sul pc sono stati un post eliminato e postato nuovamente, impossibili decifrazioni di codici geroglifici, tentativi di cambio template miseramente falliti e lacrime agli occhi. Disperazione? Isteria? Commozione? Delusione? Risate. Urge l’intervento di Sly con una dose di mozilla.
La direzione si scusa per i disagi arrecati agli utenti e augura, per quanto possibile, una felice navigazione.
“Ho sempre avuto fame di affetto, io. E mi sarebbe bastato riceverne a piene mani anche solo una volta. Abbastanza da dire: grazie, sono piena, più di così non ce la faccio. Sarebbe bastato una volta, una sola unica volta. Invece sapevano solo respingermi se mi avvicinavo o sgridarmi perché gli facevo spendere soldi. Per me non c’è stato altro. Ma un giorno pensai: io riuscirò a trovare qualcuno che mi ami al cento per cento per ogni giorno della mia vita. L’ho deciso quando ero al quinto o sesto anno delle elementari.”
“Incredibile” dissi ammirato. “E ci sei riuscita?”
“Beh, non è facile” disse Midori. Poi restò qualche istante a riflettere. “Forse per via del fatto che ho aspettato tanto a lungo, io cerco qualcosa di assolutamente perfetto. Perciò non è facile.”
“Un amore perfetto?”
“No, nemmeno io aspiro a tanto. Mi basterebbe poter fare i capricci. Questa perfetta libertà. Mettiamo che io ti dicessi: Ho voglia di mangiare torta di fragole, e che tu lasciassi perdere tutto il resto per correre a comprarla. Tu ritorni col fiatone e dici: Ecco, Midori, la tua torta di fragole. E io rispondo: Ah, ma adesso non mi va più. E la butto dalla finestra. Ecco, questo è quello che cerco.”
“A me sembra che questo non c’entri niente con l’amore” dissi io esterrefatto.
“C’entra e come. E’ solo che non lo sai” disse Midori. “A volte per una donna queste cose sono molto importanti”
“Cosa? Scagliare torte di fragole fuori dalla finestra?”
“Anche. In un caso del genere vorrei che lui mi dicesse: ho capito, Midori. Avrei dovuto immaginare da solo che ti sarebbe passata la voglia di torta di fragole. Sono uno stupido, senza spina dorsale, una merda di cavallo. Per farmi perdonare andrò subito a comprare qualche altra cosa. Cosa vorresti? Una mousse al cioccolato?”
“E allora?”
“Lo amerei quanto merita per quello che ha fatto per me”
“Mi sembra un ragionamento piuttosto folle”
“Però per me l’amore è questo. Anche se nessuno mi capisce. Per un certo tipo di persona l’amore comincia anche da cose terribilmente piccole o addirittura triviali, o non comincia affatto”
Per le strade del centro di Tokyo, affollato crocevia di solitudine, Toru e Naoko, un ragazzo e una ragazza non ancora ventenni, camminano insieme in silenzio. Non sanno cosa dirsi, o forse hanno paura, parlando, di sfiorare il segreto che li tiene sospesi in mezzo alla folla: il ricordo di una sconvolgente tragedia che a poco più di sedici anni li ha legati per sempre.
Una struggente storia d’amore, ambientata nel clima inquieto del Sessantotto giapponese, tra lotte studentesche e passioni culturali e politiche.
TOKYO BLUES
NORWEGIAN WOOD
di Haruki Muratami
Cari tutti, come avrete notato ai miei post è ceduta la terra sotto ai piedi e sono sprofondati negli abissi. Non so come sia potuto succedere. Giuro che non ne so niente, non è opera mia, tanto che non so davvero come farlo tornare a posto. Il dubbio che si pone ora è amletico: lo lascio così (e sarà sicuramente il blog più originale di splinder, una sorta di blog alla Picasso) mantenendo il template viola con farfalla che mi si addice tanto e a cui sono tanto affezionata o riporto la situazione alla normalità cambiando template? A voi l'ardua sentenza..
La voglia di non ragionare ma vivere, sempre disposto a rischiare e ridere...
riderne.. la gioia di quest'attimo senza pensarci troppo solo gustandolo...le stesse storie e quei percorsi che non cambiano...quelle canzoni e le passioni che rimangono... semplicemente non scordare...
come i libri della scuola fra le dita...la colazione ogni mattina da una vita...semplice.. come incontrarsi perdersi poi ritrovarsi amarsi lasciarsi...poteva andare meglio può darsi...dormire senza voglia di alzarsi...e faccio quello che mi pare...
se ci penso ora...se ci penso adesso...non so ancora che cosa ne sarà...perché mi manca il fiato...perché ti cerco ancora...non so dove che cosa ci sarà...
L'idraulico non si è fatto vedere neppure venerdì. Ieri mia mamma, iena all'ennesima potenza, gli ha telefonato, ricordandogli che abbiamo un bagno praticamente inutilizzabile. Lui si è tanto scusato per non essere venuto (....), ha avuto qualche problema di salute (...........), promettendo però di passare in serata. Ovviamente ha tirato pacco. E non contro la porta o la finestra, caro Skarbie.
Come finirà questa storia? Ma, soprattutto, finirà....? Il bagno tornerà agibile?
Lo saprete, forse, nella prossima puntata.
L’idraulico suona sempre due volte….
Da sempre, postini, idraulici &co. sono figure simbolo nell’immaginario collettivo, specialmente femminile, nonché protagonisti di originali leggende metropolitane e fantasie.
Ma la realtà???
Ieri sera rientro dal lavoro. Parcheggio la macchina in garage ed entro in casa. Vado in lavanderia per togliermi le scarpe ed infilarmi finalmente le ciabatte. Spalanco la porta della stanza, che stranamente trovo socchiusa, entro e vado dritta all’armadio delle scarpe. Apro l’anta e intanto mi sfilo le Puma dai piedi, gustandomi la sensazione di casa e di relax che quel piccolo gesto mi regala ogni sera. Un’altra giornata è andata, ora posso pensare solo a me… Una doccia al profumo di vaniglia… Già sento l’acqua calda massaggiarmi le spalle…
Coff, coff…
Mi riprendo dai miei pensieri e torno alla realtà. Che cos’è stato?
Mi volto.
La scena è alquanto imbarazzante. Ma buffa.
In un angolino della stanza, tra la lavatrice e la cesta della roba da lavare, c’è l’idraulico. E’ venuto per riparare una perdita d’acqua. Ma non è chino sul tubo con la chiave inglese.
E’ in piedi. Con il bottone dei pantaloni aperto e la cerniera abbassata. Sta armeggiando in quella zona affannosamente. Cerca di sistemarsi tirando la camicia verso il basso. Cerca di ricomporsi.
Spero.
E’ alquanto a disagio. Si sta vergognando come un ladro. Forse di più. Come un coniglio nano. Forse di più. Come Moggi. Forse ancora di più. E ti credo bene! Si fa beccare con la mani nel….sacco!
Cerca di farfugliare qualcosa.
Lo guardo sbalordita e divertita. Lo saluto con un veloce “Buonaseeera” e me ne vado.
Questa sera deve tornare. Farò in modo di fischiettare o canticchiare molto rumorosamente qualcosa per annunciare la mia presenza in giro per la casa e prima di aprire una porta avvertirò: Guardate che sto entrando.
Ma cosa stava facendo?????
Arriverà qualcuno che si prenderà il mio posto
e allora io starò solo a guardare.
Mi metterò seduto con lo sguardo fisso su di te
perché ho imparato ad aspettare.
Sono due giorni che camminiamo tre metri sopra al cielo.
E proprio adesso che ci penso mi ricordo
quante volte non ti ho perso per un pelo ma.
Solo con te,
non ho bisogno neanche di pensare
e svegliarsi la mattina,
con la voglia di parlare solo con te
e non è niente di speciale ma
questo mi fa stare bene, solo con te
sai cosa c'è ma cosa ci sta quando in fondo ad una storia
nessuno sa come andrà
tu mi spiazzi, ogni volta che mi guardi, mi parli persa nei tuoi traguardi
lo voglio fare davvero basta un attimo
lo voglio fare davvero se so che ti ho
non c'è situazione che spaventa,
solo con te quella voglia che ritorna.
Solo con te, ogni giorno ti trovo nel mio mondo se stai con me,
non c'è bisogno neanche di pensare
e svegliarsi la mattina,
con la voglia di parlare solo con te
e non è niente di speciale ma questo mi fa stare bene,
solo con te solo con te,
ogni giorno ti trovo nel mio mondo se stai con me,
non c'è bisogno neanche di pensare.
Solo con te
e svegliarsi la mattina,
con la voglia di parlare solo con te
e non è niente di speciale ma
questo mi fa stare bene, solo con te
THE QUEEN
di Stephen Frears
Il 30 agosto 1997 la Principessa Diana muore in un incidente d’auto a Parigi.
Il mondo intero, ma soprattutto il popolo britannico, rimane sgomento, attonito, smarrito.
La famiglia reale precipita nel caos e nell’imbarazzo.
Da sempre Diana era stata una figura scomoda e difficile da gestire e la separazione dal Principe Carlo, le pungenti dichiarazioni rilasciate alla stampa, nonchè la controversa storia con Dodi Al Fayed, avevano messo ulteriormente a dura prova il protocollo di corte e inasprito i rapporti con la Regina. Proprio quest’ultima, all’improvvisa morte della Principessa, non riesce ad intuire la portata emozionale degli eventi e si trova così del tutto impreparata ad affrontare il lutto e ancor più a confrontarsi con l’amore degli inglesi per Diana. Ricevuta la tragica notizia, infatti, la Regina sembra quasi voler fingere che nulla sia successo ed evitare di affrontare direttamente la situazione, ritirandosi assieme alla famiglia nel castello scozzese di Balmoral, rifiutando di esibire la bandiera a mezz’asta su Buckingham Palace e di dichiarare pubblicamente il proprio cordoglio. Posizioni che mettono a dura prova la sua popolarità e incrinano pesantemente i rapporti tra monarchia ed opinione pubblica. Il popolo reclama a gran voce la presenza di Elisabetta, la vuole presente e vicina in questo momento di dolore e smarrimento, cerca conforto e sostegno, ma lei si nega e la stampa non perde occasione per screditarla e accusarla.
Ad appianare la situazione e salvare il futuro della famiglia reale arriva il neo eletto Tony Blair, che comprende il cordoglio dalla sua nazione e il desiderio di esprimerlo pubblicamente e convince Sua Maestà a tornare dalla Scozia per unirsi al dolore della gente e partecipare ai funerali solenni della Principessa.
Il film è imperniato sul contrasto tra due donne, la Principessa Diana ed Elisabetta II.
“Principessa del popolo” la prima, amata e adorata perché umana, sempre esibita nelle sua fragilità come nei suoi momenti di spensieratezza, seguita nelle sue campagne a favore dei più deboli e nell’impegno umanitario, ritratta nelle occasioni ufficiali quanto nel privato, mentre esce dalla palestra con i capelli spettinati o gioca felice in montagna con i due figli.
Elisabetta II, invece, è una conservatrice, rigidamente educata al rispetto della tradizione e dell’etichetta, implosa e riluttante all’esibizione del sentimento, attenta a mantenere la propria integrità. Precisa e ordinata, la sovrana è sempre composta e attenta a non lasciar trapelare e affiorare la propria interiorità e per questo la sua immagine appare fredda e distaccata. Ma ciò non significa che sia insensibile. Il film fa vedere chiaramente il suo tormento interiore e la sua dimensione di donna al di là del ruolo pubblico che ricopre, una donna che ama la natura, gli animali, le passeggiate, che resta in panne con l’auto e riesce a commuoversi davanti ad un maestoso cervo.
Tony Blair riesce a percepire il fascino e la forza di entrambe: intuisce la bellezza della modernità di Diana, ma allo stesso tempo coglie l’istituzionalità del conservatorismo di Elisabetta, che ammira e rispetta profondamente. E proprio questa sensibilità gli consente alla fine di convincere la sovrana a partecipare al dolore della gente, scalfendo la rigidità che da sempre la contraddistingue e mettendola inevitabilmente di fronte alla necessità di comprendere e confrontarsi apertamente con il suo popolo anche in situazioni scomode, anche se si tratta di emozioni.
Nessun pettegolezzo o scandalo scuote il film, niente rivelazioni choc sulla morte di Lady Diana, nessuna ipotesi cospirazionista; a predominare è così proprio la vita intima dei personaggi, rappresentati nei loro conflitti, nella loro vulnerabilità ed umanità ( falsamente abbondante nel caso di Carlo ed evidentemente assente nel caso del Principe consorte).
Ho iniziato a lavorare.
E’ un mese ormai.
Sono una di quelle simpatiche signorine che, mentre siete alla terza forchettata di pasta, interrompe il vostro pranzo costringendovi a strascinarvi fino al telefono. E voi, nell’alzarvi da tavola, schiarite la voce facendo vocalizzi con le più diverse imprecazioni, che si sa che parlare con la bocca piena non va bene e non è educato.
Ma, a differenza di altre, io sono veramente simpatica.
Sono così simpatica che a volte le persone anziane mi prendono per il telefono amico e iniziano a parlarmi di casse da morto e solitudine e malattie o a raccontarmi di quando c’era la guerra. E io rimango in linea a cercare qualche parola di conforto e di allegria, sperando che non entri la titolare a ricordarmi che devo promuovere un centro benessere e non una ditta di pompe funebri.
Sono così simpatica che una volta, telefonando a casa di una certa signora Gentile, che mi aveva risposto davvero in malo modo, chiesi se stavo parlando davvero con la signora Gentile perché non mi sembrava proprio.
Sono così simpatica che quando dall’altra parte mi risponde qualche vecchio sordo che mi grida alla cornetta di parlare più forte perché non sta capendo un emerito niente, attacco il telefono per non farlo sforzare e lasciarlo tranquillo.
Sono così simpatica che, se mentre sto parlando, dall’altra parte attaccano, richiamo perché: “Signora, dev’essere caduta la linea o lei deve avere accidentalmente e certo involontariamente chiuso la comunicazione”.
Sono così simpatica che quando chiamo in casa della signora Bovino, o Capretta, o Fritea o Caccamo, ho un tono più allegro e divertito del solito e sono molto più squillante.
Sono così simpatica che aiuto gli utenti (meridionali) in difficoltà a capire che probabilmente sono stati loro a dare il consenso alla Winde perché il loro numero di cellulare venisse pubblicato nell’elenco della Telecomme. Mizzica!
E sono così professionale che cerco di parlare in dizione perfetta e ne approfitto per esercitarmi. (Ciao Vittorio Ferro!)
E se mai un giorno a casa vostra dovesse suonare il telefono e una voce gentile e simpatica vi offrisse un invito gratuito e senza impegno in un centro benessere, siate benevoli.
Lo so, è uno sporco lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare!