I LOVE SHOPPING…
Vado a comprare un paio di jeans in un negozio consigliatomi da un’amica. Non ci sono mai stata prima. Lei dice che hanno un buon assortimento e che tengono pure una marca olandese dal prezzo conveniente.
Entro nel negozio.
La prima impressione è di confusione, sembra un po’ una jungla. Le luci sono basse, è abbastanza buio. Sento una strana sensazione, un brivido che mi percorre. Un leggero tremore. Arriva la commessa. E’ tutta infagottata in un piumino che le arriva fino alle ginocchia, indossa anche una sciarpa. Accidenti! Fa proprio freddo qui dentro.
Mi faccio mostrare qualche paio di jeans. Nel frattempo passa il proprietario con addosso un bomber ben chiuso, la cerniera tirata su fino all’ultimo dentello.
La commessa mi accompagna verso il camerino per provare i pantaloni: una cabina con due ante di ferro, sembrano vecchie portiere di macchine o non so che. C’è pure il chiavistello per tenerle chiuse. Coprono giusto la parte che va del collo fino alle ginocchia. Praticamente tutti vedono i miei calzetti zebrati in viola e fucsia.
Sarà un negozio a risparmio energetico – penso – probabilmente per tenere i prezzi della merce un po’ più bassi… Bah!
Indosso il primo paio di jeans, sono dei Phard che avevo visto già in un altro negozio. Lì costavano 85 euro. Cerco il cartellino per vedere a quanto li vendono in questa specie di bottega euro solidale e…. Urca!!!! 95 euro!!!! Altro che euro solidale! Qui vogliono la botte piena ed il cliente ubriaco, anzi spennato.
Non va, non va. Inizio a toglierli.
Intanto arriva un amico della commessa, che era lì appostata fuori ad aspettarmi, ed iniziano a parlare.
“Ciao. Come va?”
“Eh, insomma… Non senti che freddo fa qui? Dimmi tu se si può lavorare così, sono già andata in bagno due volte questa mattina…”
Poverina. Frugo nella mia borsa da Mary Poppins in cerca di compresse di Imodium orosolubili da offrirle, ma purtroppo non ho con me la bustina dei medicinali.
Esco dal mio camerino stile sfasciacarrozze e chiedo se ha degli altri modelli da farmi vedere. Me ne tira fuori un paio, poi si scusa e mi dice di attendere un attimo. Se ne va a passo veloce. Un altro attacco di….?
Arriva a servirmi il proprietario, che inizia a propormi pantaloni sempre più costosi dalle linee e dai lavaggi alquanto bizzarri. Finché gli chiedo: “Mi hanno detto che tenete anche i jeans ******. Mi fa vedere qualche modello di quelli?”
Va in un angolino un po’ nascosto (della serie: l’angolo delle emergenze. Rompere il vetro ed estrarre il jeans in caso di genitore taccagno o studente squattrinato) e torna con 3 paia di pantaloni. Uno di questi è proprio come li volevo io. Fantastici! E il prezzo è ragionevole. Sono miei!
In cassa lui ha l’aria da: “95 euro sono meglio di 60, ma 60 sono comunque meglio di 0”
Me ne vado contenta con la mia borsetta. “Arrivederci. E mi saluti la commessa quando esce dal bagno!”
C'è un principio di magia
Fra gli ostacoli del cuore
Che si attacca volentieri
Fra una sera che non muore
E una notte da scartare
Come un pacco di natale
C'è un principio d'ironia
Nel tenere coccolati
I pensieri più segreti
E trovarli già svelati
E a parlare ero io
Sono io che li ho prestati
Quante cose che non sai di me
Quante cose che non puoi sapere
Quante cose da portare nel viaggio insieme
C'è un principio di allegria
Fra gli ostacoli del cuore
Che mi voglio meritare
Anche mentre guardo il mare
Mentre lascio naufragare
Un ridicolo pensiero
Quante cose che non sai di me
Quante cose che non vuoi sapere
Quante cose da portare nel viaggio insieme
Quante cose che non sai di me
Quante cose devi meritare
Quante cose da buttare nel viaggio insieme
C'è un principio di energia
Che mi spinge a dondolare
Fra il mio dire ed il mio fare
E sentire fa rumore
Fa rumore camminare
Fra gli ostacoli del cuore
NATALE AL CENTRO BENESSERE
I giorni che precedono il Natale trascorrono pigri in un centro di benessere e dimagrimento. Gli appuntamenti sono pochi e spesso vengono disdetti all’ultimo minuto causa shopping natalizio, stress da shopping natalizio o imbottigliamento nel traffico dovuto ancora allo stesso shopping natalizio. Le tavole (e le pance!) cominciano a traboccare di panettoni, pandori, torroni, spumanti e un’infinità di cibi ipercalorici; le diete vengono sospese e le sedute dimagranti annullate, onde evitare la sentenza inappellabile della bilancia, il cui ago tende pericolosamente a salire.
Così, per chi ci lavora, le ore al centro benessere diventano interminabili.
Per fortuna, però, il Natale risveglia nelle persone un sentimento di altruismo e interesse per il prossimo e succede, allora, che un’anima pia abbia pensato bene di darsi da fare per movimentare la vita alle ragazze del centro.
La signora in questione, una ultra cinquantenne, circa un mese fa è venuta nel nostro centro per una consulenza, al termine della quale ha deciso di intraprendere un ciclo di trattamenti per migliorare la linea, sottoscrivendo contratto e documenti vari per un totale di 12 firme. Qualche giorno dopo, nessuna seduta effettuata, la signora si ripresenta, sbraitando per annullare il contratto poiché sostiene di essere stata truffata e di non essersi resa conto di ciò che stava facendo. Addirittura non riconosce la ragazza che le ha fatto la consulenza e chiede ripetutamente di parlare con lei. Quando la ragazza le dice che è proprio con lei che ha avuto l’incontro, la signora le dà della bugiarda e si convince ancor di più di essere vittima di truffe e raggiri. Vuole venir meno all’impegno preso, cancellando il contratto, ma la cosa non è possibile se non entro 7 giorni e pagando una sostanziosa penale, che la signora non intende assolutamente saldare.
Le voci si alzano, volano minacce e provocazioni.
La signora inizia ad omaggiarci della sua presenza (e delle sue grida) quotidianamente, fino a che, incapace di comprendere che noi siamo delle semplici dipendenti e che la sua situazione deve essere vagliata solo da chi si occupa dell’amministrazione, persone che lavorano in altra sede e non presso il nostro centro, decidiamo di impedirle l’accesso.
Comincia allora una silenziosa protesta. La signora inizia a stazionare sotto al nostro centro per una, due ore ogni giorno, armata di ombrello rosso sempre aperto. Ogni tanto guarda in alto verso le nostre finestre con lo sguardo inferocito e cupo.
Qualche sera fa, mentre un’altra cliente stava chiudendo il portone dopo essere entrata, la signora, con uno scatto che pensiamo degno della tigre della Malaysia, ci infila il piede in mezzo così da tenerlo aperto ed intrufolarsi. Sale e, appena dentro, inizia nuovamente a discutere con la capocentro che, esasperata, chiama l’amministrazione, informando poi la signora che la sua pratica è in corso e che le è stata spedita una lettera in cui le viene resa nota la situazione e le possibili vie d’uscita. Alla signora non basta o forse nemmeno capisce, così riparte con urla, minacce e insulti. Cerchiamo di spiegarle come stanno le cose e la invitiamo alla calma (ed anche all’ educazione e al rispetto per le atre clienti), ma l’impresa risulta impossibile e la sbattiamo fuori. La signora è imbufalita, è un toro che vede rosso. Si piazza sotto al centro con l’immancabile ombrello. Un’ora, due. Non se ne va. Noi la spiamo dalla finestra con le luci spente. Lei guarda in alto. Noi facciamo le ombre cinesi alla finestra e ci muoviamo da una stanza all’altra, mentre lei dalla strada segue i nostri movimenti, finché iniziamo a spostarci in tre, le sagome dietro i vetri delle finestre, e lei non capisce più a chi deve mirare.
E’ ora di chiusura e lei è ancora lì. Iniziamo a preoccuparci, cosa avrà in mente? La mia collega Muffa ha un po’ di paura e vuole chiamare i carabinieri, ma la proposta viene bocciata. Altre uscite non ce ne sono, bisogna scendere per forza di lì. Alla fine viene elaborato un piano d’attacco: usciamo tutte insieme, prima la Alessandra, che con tre anni di boxe all’attivo e l’ultimo mese ad imparare le tecniche di combattimento della security israeliana dovrebbe essere in grado di parare il colpo e di reagire all’attacco della vecchia tigre, poi la capocentro, vittima designata, e infine Muffa. Ci prepariamo e andiamo. Lei è lì, ci guarda uscire con aria severa, ci scruta, ma rimane immobile nella sua posizione e non dice nulla. Noi accompagniamo la capocentro alla macchina e aspettiamo finché mette in moto e parte. La nostra collega svolta nella strada del centro e passa accanto alla signora, che a quel punto recupera la sua essenza felina e con un balzo scatta all’inseguimento della macchina. A piedi. La vediamo ricomparire qualche minuto dopo, intenta a scrivere qualcosa in un’agendina. Probabilmente il numero di targa dell’auto della capocentro. Poi sistema le cose in borsa e si allontana a piedi con l’ombrello rosso.
Il giorno dopo vado al lavoro e, mentre parcheggio la macchina, noto una persona sospetta. E’ una donna con un ombrello rosso, ferma in mezzo al viale, intenta ad osservare le macchine parcheggiate ai lati della strada. Sale e si avvicina. E’ lei, la nostra persecutrice, ed è ferma nei pressi della macchina della capocentro. Destino vuole, però, che giusto dietro all’auto della mia collega, ce ne sia un’altra perfettamente uguale, cosa che mette in difficoltà la vecchia tigre. A quale delle due dovrà tagliare le gomme? Quale dovrà autografare con un bello striscio? Accidenti! La vedo assorta nel dilemma. Studia entrambe le macchine, cambia angolazione, ci gira attorno. Finché la lampadina si illumina sfociando in un tagliente sorriso e la signora comincia a frugare nella borsa. Ne tira fuori l’agendina e, dopo averla consultata, si piazza sicura davanti all’auto della capocentro. A quel punto chiamo al telefono la mia collega, che si precipita sul posto, dicendomi di starle vicino mentre affronta la rivale.
“Signora, ci sono problemi? Cosa fa qui? Che intenzioni ha? Guardi che mi sono accorta che mi controlla. Non è così? Lei ieri sera mi ha aspettato, mi sta pedinando. Allora? E’ così?”
Risposta: “Si,si”
“Guardi che la tengo d’occhio. E la deve smettere. Non può seguirmi e controllarmi. Cosa vuole fare? Vuole continuare ad aspettarmi, a pedinarmi?”
Risposta: “Si,si”
E da lì solita discussione e solite urla, finché arriva l’amministratrice a spiegare alla signora la situazione per l’ennesima volta. La signora, però, non sembra voler capire e mollare il colpo. Nuove minacce, accuse. La avvertiamo che se continua così siamo costrette a rivolgerci ai carabinieri. Si allontana e noi saliamo al centro. Dopo 10 minuti arriva Muffa, che ci informa che la tigre continua a stazionare sotto le nostre finestre. Allora si decide per i rimedi drastici: la capocentro scende per andare dai carabinieri e lo dice alla signora, che a quel punto batte in ritirata abbandonando il campo di battaglia.
Ieri non si è vista, ma Natale non è ancora passato e un regalo a sorpresa è ancora possibile…
Speriamo non un pacco bomba!
La valigia è pronta. Il biglietto c'è.
Volo via per qualche giorno.
Dove?
Dico solo che... ero contentissima...
A.A.A. DIZIONARIO UOMO-DONNA CERCASI
Che le donne siano complicate ormai è un luogo comune, più che un dato di fatto.
Che gli uomini siano molto più complicati delle donne, invece, è un dato di fatto, più che un luogo comune.
A luglio lo conosco attraverso amicizie in comune. Non mi colpisce, quasi non lo vedo.
Ad agosto passiamo ogni mercoledì sera negli stessi posti: pub e locale all’aperto. Parliamo, scherziamo e ci conosciamo un po’ alla volta settimana dopo settimana.
A settembre mi rendo conto che è molto carino e che è piacevole stare in sua compagnia, mi diverto sempre quando c’è lui nei paraggi. E mi pare di capire che la cosa sia reciproca.
Ad ottobre mi chiede il numero di telefono e cominciamo a scriverci. Ormai passiamo tutta la serata del mercoledì insieme. Mi stuzzica per sapere se c’è qualche ragazzo che mi interessa e se esco con qualcuno. Lui dice di essere un po’ deluso dalle ragazze che vede in giro, sono abbastanza insipide. Non si arriva mai ad un’uscita a due, nessuno fa il primo passo.
Poi sparisce.
A novembre vengo a sapere da un suo amico che si è messo con una.
Gli mando gli auguri per il compleanno, lui mi invita in un locale dove offre da bere per festeggiare. Io dico che ho già un mezzo impegno per la serata e gli do buca.
Ora ha ricominciato a scrivermi: non ti ho più sentita, come stai?, dove sei sparita?, hai trovato il principe azzurro? No? Apri gli occhi che forse lo hai già incontrato, quando ci vediamo?, avresti voglia una sera di uscire a bere qualcosa?
Ora, perché un ragazzo che ha avuto sufficienti occasioni e tempo a disposizione per invitarmi ad uscire lo fa quando ormai si è messo con un’altra persona e quindi non dovrebbe?
Che il soggetto sia incapace di intendere e di volere?
Che abbia un fratello da sistemare?
Non ne ho idea, ma nessuno mi venga più a dire che le donne sono impossibili da capire….
Fra poco inventeranno il navigatore satellitare per orientarsi tra i grovigli della mente degli uomini…