I’M (NO) SUPER MAN PT.2
Da un paio di mesi ho iniziato il mio tirocinio di volontaria nel reparto di pediatria. ( per la puntata precedente, vedi post del 17 gennaio 2007) Ho un turno di tre ore settimanali, che si concretizza in una mattinata di servizio. Per la precisione il lunedì. Lunedì mattina, il momento più traumatico e stressante di tutti i 7 giorni, come statistiche e scienza confermano. Ma l’associazione ha scelto me per salvare il mondo ospedaliero dalle nevrosi di inizio settimana e io non posso certo tirarmi indietro. Così, un po’ assonnata ( ma felice!!) e rintronata, infilo la divisa (ogni super eroe ha il proprio costume) ed entro in azione.
Lunedì scorso arrivo in reparto e subito mi blocca una mamma nigeriana: vuole lasciarmi in consegna la figlia di 2/3 anni perché lei deve andare via per un pò. Io le spiego che al momento non posso, devo fare il giro di tutte le camere per vedere quanti bambini ci sono, parlare con i genitori e organizzarmi la mattinata, ma che dopo può tranquillamente lasciarmela. La mamma annuisce e se ne va. Io allora apro l’armadio del soggiorno per sistemare le mie cose e vedere se gli altri volontari mi hanno lasciato messaggi, poi lo richiudo e mi volto. Vedo la bimba in piedi vicino alla porta. Da sola. La mamma non c’è più, se l’è svignata.
Ottimo! Va bè, vorrà dire che porterò con me la piccola a fare il giro delle stanze.
“Andiamo a trovare gli altri bambini? Vieni con me?”
“Aaaaaaaaaa” la bimba scappa, strillando a pieni polmoni.
Scatto subito all’inseguimento, ma la piccola non ha intenzione di farsi acchiappare. Se ne va verso gli ambulatori e cerca di rubare i giocattoli agli altri bambini, ma le mamme la scacciano. Corre lungo tutto il corridoio, ma, arrivata alla fine, non ha più scampo. Mi avvicino e le dico di darmi la manina e tornare indietro che andiamo a giocare in soggiorno. Lei mi guarda. Forse non capisce l’italiano. Anzi, molto probabilmente. Così passo ai fatti e le prendo la manina. Inizia a frignare, ma non mollo la presa. Allora la piccola mi morde la mano e si libera. Rimango inebetita per un attimo. Mi ha morso…. Questa piccola creatura della jungla mi ha morso… Non va, non va!!! La rincorro e la prendo di peso: lei come una piccola furia si dimena, sbatte mani e piedi, ma soprattutto….urla. Urla così tanto che alla fine la metto a terra. Lei si stende sul pavimento e continua a contorcersi tutta e a frignare. Passa un’infermiera delle più anziane, la fermo.
“Ma questa bimbetta qui è sempre così….vi(s)pera… mm, cioè…vispa?”
“Eh si, ha proprio un bel caratterino… E’ una peste. Vero suocera? Eh?”
La bambina si alza in piedi e la fissa, poi esplode in un: Basta!!! E sputa per terra.
L’infermiera se ne va. Io sono allibita.
“Allora lo capisci l’italiano quando vuoi eh? Su, dai, adesso fai la brava e vieni con me.”
“No!”
“Guarda che io ho tanti bei giocattoli per te di là…”
“No! I don’t... Shit!” E scoppia a ridere. “Shit, shit,shit!” Mi guarda e ridacchia.
I don’t? Shit???
La piccola Cita parla inglese. Ottimo, ha trovato pane per i suoi denti, dato che mi ci sto per laureare. He, he, he… Credevi di fregarmi bambina…
Dopo aver sistemato la peste, inizio finalmente il giro delle camere.
Entro nella prima. C’è un ragazzino sui 13 anni seduto al tavolo che gioca con le costruzioni. E’ un po’ ritardato a livello mentale. Vicino a lui c’è la mamma.
“Buongiorno signora, sono una volontaria del reparto.” Poi guardo lui. “Ciao, come ti chiami?”
“Roberto” E nel mentre si alza dalla sedia. Sembrava tanto piccolo e tenero lì seduto…. Ora invece è un omone di quasi 1 e 90 dalle spalle larghe…. Che mi si avvicina… Mi prende per mano e mi trascina fuori dalla camera.
“Ro- Roberto? Dove stiamo andando…?”
Lui mi guarda: “Ma tu ce l’hai il moroso?”
Apposto siamo……
“Signoooooraaaa…? Signora mamma di Roberto? Aiutoooo!”
Calmato il ragazzo e ricondottolo in camera, ci mettiamo a giocare con le macchinette. Dal momento che non ne abbiamo molte in reparto, gli porto anche il camper della Barbie e altri automezzi più grandi, come il camion dei pompieri, due trattorini, una macchina radiocomandata.
“Ale, siediti per terra là in fondo che te le lancio e poi tu le lanci a me!”
Ammazza che lanci. Robertino tirava di quelle sassate…. Camion lanciati alla massima velocità che finivano la loro corsa schiantandosi sulle mie gambe.
Che botte!!
Con le gambe doloranti e a pois mi trascino verso un’altra stanza. Non faccio nemmeno tempo ad aprire la porta ed entrare che sento: “O Dio, ti ringrazio. Finalmente, un angelo.”
?????
Un uomo mi guarda e mi sorride. Lo guardo a mia volta. Infradito di gomma Havaianas, bermuda kaki belli larghi con i tasconi, t-shirt, abbronzatura atomica, piercing al sopracciglio e capelli mechati biondi raccolti in un codino.
Ma da dove mi esce questo? Da Paradise beach?
“Ciao. Ti posso chiedere di stare un po’ qui con la mia nipotina? Sai, le ho fatto assistenza tutta la notte e ho bisogno di uscire un po’ a fare colazione e fumare una sigaretta. Dopo ore e ore qui dentro si sklera!”
“Ok, certo, sono qui apposta. Vai tranquillo!”
“Grazie mille” E parte.
Nel lettino c’è una bambina carinissima di 3 anni e mezzo. Ha la mollettina al dito per controllare il livello di ossigeno nel sangue. Mi metto vicino a lei e inizio a leggerle il giornalino della Sirenetta, tra una pagina e l’altra parliamo un po’. E’ proprio adorabile.
“Ho mal di pancia” mi dice ad un certo punto.
“Stai male? Hai dolori forti?”
“Un po’…. Mmm… Poffi poffi”
Poffi poffi?
“Ti chiamo l’infermiera e sentiamo cosa dice? Magari ti dà qualcosa per farlo passare?”
“No….. Devo fare poffi poffi”
“Hai bisogno di andare in bagno? Chiamo l’infermiera?”
“No!”
“No?”
“Non importa….”
“Ma devi andare in bagno o no?”
“Si, ma….. Posso anche fare a meno…. Però poi mi sporco tutta”
“Aspetta che vado a chiamare l’infermiera che ti stacca la macchina e la mollettina e ti porta in bagno”
Torno con l’infermiera.
“Allora, devi andare in bagno? Devi fare la pipì?”
“Devo fare la cacca”
Accidenti al poffi poffi, ecco cos’era…
“Va bene, ora ti stacco la macchina. Ti accompagno io in bagno o vuoi la Ale?”
“Voglio la Ale”
Terrore.
La bambina scende dal letto, mi prende per mano e va verso il bagno.
Io non ho mai portato in bagno un bambino piccolo. Veramente non ho mai portato in bagno nessuno, piccolo o grande che fosse.
Arriviamo davanti al wc.
“Adesso mi devi tirare giù i pantaloni e le mutande”
Ok….
La bambina si arrampica sulla tazza e si siede. I piedini non toccano il pavimento. Li dondola.
E se cade dentro alla tazza? Sarebbe una tragedia e io verrei radiata dall’associazione. E poi i titoli sui giornali… Aiuto!
Le appoggio una mano dietro alla schiena per sicurezza e le tolgo pure il fermacapelli ormai penzolante. Non vorrei mai dover andare poi a pesca…
Fa pipì e poi decide che è a posto così. Scende dal wc.
“Ora mi devi tirare su i pantaloni”
Certo, giusto.
La sistemo, tiro l’acqua, laviamo le manine e torniamo in camera.
Fiuuuuuuu!
Anche per oggi missione compiuta.
